La diagnostica senologica comprende tutte le procedure utili alla prevenzione, alla diagnosi e al monitoraggio delle patologie del parenchima mammario, dalla visita clinica con lo specialista ai diversi esami strumentali.
Presso il nostro Centro è possibile eseguire:
- Visita Senologica
- Ecografia mammaria – Eco-color-doppler alla mammella
- RX Mammografia digitale diretta
- Tomosintesi della mammella (3D)
- Duttogalattografia
- RM della mammella senza e con mdc


Anatomia della mammella
La mammella è un organo ghiandolare pari e simmetrico, costituito da tessuto adiposo, tessuto ghiandolare e tessuto di sostegno, che completa il proprio sviluppo solo al termine della gravidanza e durante l’allattamento.
Nella porzione centrale più sporgente la cute assume un aspetto caratteristico, formando l’areola, una zona pigmentata e rotondeggiante disseminata di piccole sporgenze irregolari: le ghiandole lattifere accessorie (o tubercoli di Montgomery), che aumentano di volume in gravidanza e durante l’allattamento, e le tuberosità del Morgagni, ghiandole sebacee modificate che lubrificano la cute dell’areola e del capezzolo durante la suzione.
Al centro dell’areola si trova il capezzolo, un rilievo sostenuto da una muscolatura propria a fibre circolari e radiali. La componente ghiandolare della mammella è costituita da 15–18 lobi, strutture autonome da cui originano i dotti galattofori, piccoli canali che convergono nel dotto galattoforo comune, il quale sbocca attraverso i pori galattofori posti sul capezzolo.
Il tessuto adiposo, presente in quantità variabile in base alle caratteristiche individuali, ha funzioni di isolamento, contenimento e protezione. È distribuito nelle sedi pre-, intra- e retro-ghiandolare, separato da sepimenti fibrosi continui tra loro che avvolgono la ghiandola mammaria.
Dalla fascia superficiale, situata anteriormente al muscolo grande pettorale, originano i sepimenti fibrosi che costituiscono lo scheletro fibroso della mammella, noto come legamento di Cooper o legamento sospensore.
La mammella è dotata di un sistema di vascolarizzazione arteriosa e venosa, di innervazione e di una complessa rete linfatica. Quest’ultima riveste un ruolo fondamentale, poiché rappresenta la principale (seppur non unica) via di diffusione metastatica del tumore della mammella.
I vasi linfatici, presenti nell’intero organismo, trasportano la linfa, un fluido contenente cellule immunitarie e prodotti di scarto dei tessuti. Lungo il loro decorso incontrano i linfonodi, piccole strutture nodulari che fungono da “stazioni di scambio” del sistema linfatico (inguinali, ascellari, sovraclaveari, ecc.).
Nel cavo ascellare è localizzata la principale stazione linfatica della mammella, sede nella quale compaiono più frequentemente le prime metastasi linfonodali in caso di tumore mammario.
Guida all'autopalpazione
L’autopalpazione del seno è un gesto semplice e prezioso che ogni donna può eseguire periodicamente per conoscere la struttura della propria mammella e riconoscere eventuali cambiamenti. Pur non sostituendo gli esami diagnostici specialistici, rappresenta un importante strumento di prevenzione e favorisce una maggiore consapevolezza del proprio corpo, contribuendo alla diagnosi precoce delle principali patologie della mammella.
Fattori di rischio
Nei Paesi industrializzati il carcinoma mammario rappresenta, per incidenza e mortalità, la prima neoplasia maligna nella popolazione femminile. In Italia colpisce ogni anno circa 31.000 donne (7 donne su 100 entro gli 80 anni) ed è causa di circa 11.000 decessi.
Età – Sotto i 30 anni l’incidenza è bassa, ma aumenta rapidamente con l’avanzare dell’età, raggiungendo un picco in corrispondenza della menopausa e continuando a crescere, seppur più lentamente, negli anni successivi. È la prima causa di morte nella fascia 35–44 anni e la seconda nelle donne oltre i 55 anni.
Familiarità – La storia familiare rappresenta un importante fattore di rischio. Sono stati identificati almeno cinque geni associati alla trasmissione ereditaria del carcinoma mammario: BRCA1, BRCA2, P53, PTEN e ATM. Le mutazioni di BRCA1 e BRCA2, ad esempio, conferiscono un rischio del 60–90%.
È importante sottolineare che avere una mutazione non significa sviluppare necessariamente la malattia, ma comporta un incremento del rischio. Le donne con familiarità positiva possono sottoporsi a indagini genetiche per pianificare un corretto percorso di prevenzione.
Gravidanza, menarca, menopausa e allattamento – Il rischio è minore quanto più tardivo è il menarca e quanto più precoce è la menopausa. L’assenza di gravidanze rappresenta un fattore di rischio, mentre un allattamento prolungato può avere un effetto protettivo.
Alimentazione e obesità – Il legame con i fattori dietetici è meno definito rispetto ad altre neoplasie, tuttavia una dieta ricca di grassi saturi e farine raffinate, tipica dei Paesi industrializzati, potrebbe favorire l’insorgenza del carcinoma mammario. È interessante notare che in Paesi come la Cina, dove si consumano più proteine vegetali e meno grassi animali, l’incidenza è molto più bassa.
L’obesità, soprattutto dopo la menopausa, rappresenta un ulteriore fattore di rischio: il tessuto adiposo contribuisce infatti alla produzione di estrogeni, che possono stimolare la mammella. Anche il consumo di alcol è ritenuto un fattore di rischio, sebbene i meccanismi dose-effetto non siano ancora pienamente definiti.
Terapie ormonali – Non vi è una relazione certa fra uso di anticoncezionali e carcinoma mammario. Tuttavia, si sconsiglia l’uso prolungato di anticoncezionali orali nel periodo perimenopausale e prima della prima gravidanza, fasi di naturale instabilità ormonale. In caso di mammelle dense, lo specialista può richiedere controlli aggiuntivi.
Radiazioni ionizzanti – L’esposizione ai raggi X, come avviene durante trattamenti radioterapici (carcinoma tiroideo, linfomi, ecc.), rappresenta un rischio correlato sia alla dose cumulativa sia all’età. L’effetto è massimo prima dei 20 anni, decresce tra i 20 e i 40 e diventa quasi trascurabile oltre i 40 anni.
Non sono considerate a rischio le mammografie di controllo eseguite con apparecchiature moderne: gli studi indicano che l’esposizione è minima e il rischio trascurabile.
È possibile ridurre il rischio di ammalarsi adottando uno stile di vita sano, praticando attività fisica, seguendo un’alimentazione ricca di vegetali e povera di grassi, e sottoponendosi ai controlli periodici consigliati.
Visita senologica
Questo esame specialistico è consigliato alle donne over 40 una volta all’anno, mentre le più giovani possono richiedere la prescrizione al proprio medico di base o al ginecologo qualora, durante l’autopalpazione, abbiano riscontrato anomalie che richiedono un approfondimento clinico.
Si tratta di un esame completo, semplice e indolore, durante il quale il medico specialista raccoglie innanzitutto le informazioni utili alla valutazione, per poi procedere all’osservazione e alla palpazione del seno.
Lo specialista può inoltre avvalersi di esami strumentali di supporto, indirizzando la paziente verso la metodica più appropriata in base alle caratteristiche del singolo caso.
Ecografia
L’ecografia della mammella è una metodica diagnostica basata sugli ultrasuoni, biologicamente innocua, che consente di visualizzare le componenti anatomiche e strutturali della mammella, la parete toracica sottostante e le stazioni linfonodali. L’operatore esplora l’organo seguendo protocolli specifici e valuta in tempo reale le immagini per identificare eventuali noduli solidi o cistici ed esaminare i dotti galattofori principali.
Durante l’esame ecografico, il medico può utilizzare la metodica Doppler per verificare la presenza o l’assenza di flusso sanguigno all’interno di un nodulo mammario, informazione che in alcuni casi può contribuire alla caratterizzazione dell’alterazione osservata.
Di particolare interesse nella tipizzazione dei noduli è l’integrazione con l’elastosonografia, una metodica recente che consente di distinguere con elevata accuratezza i noduli elastici (generalmente benigni) dai noduli anelastici, da considerare sospetti fino a prova contraria.
L’ecografia del seno è indicata ogni volta che alla visita medica o all’autopalpazione si riscontrano formazioni nodulari. Rappresenta inoltre l’esame di prima scelta nei seni giovani e nei casi in cui il referto della mammografia richieda un confronto o un approfondimento.
Mammografia con tomosintesi
La mammografia svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione del tumore della mammella nelle donne over 40, alle quali si consiglia di ripetere l’esame ogni due anni.
L’indagine consiste nell’esecuzione di proiezioni radiografiche delle mammelle, con un’immagine dedicata anche al cavo ascellare. La compressione, moderata e graduale, è essenziale per distendere il parenchima, migliorare la qualità dell’immagine e ridurre significativamente la dose di radiazioni, rispettando la tolleranza individuale della paziente.
Lo studio di Tomosintesi è un’evoluzione della mammografia tradizionale: il risultato non è una singola proiezione, ma l’insieme di numerose immagini ottenute scomponendo il parenchima mammario in sezioni di 1 millimetro, permettendo uno studio estremamente dettagliato. In questo modo si supera il limite principale della mammografia convenzionale, ovvero la sovrapposizione delle strutture.
La dose di radiazioni di una Tomosintesi è sovrapponibile a quella di una mammografia digitale tradizionale e, con un’unica esposizione 3D, è possibile ricostruire anche le classiche immagini 2D.
Si stima che questa metodica, combinata alla mammografia digitale, aumenti del 30% la possibilità di diagnosi precoce, garantendo un’elevatissima sensibilità diagnostica.
Caratteristiche della nostra tecnologia:
✓ Massimo contenimento della dose
✓ Sistema intelligente di calcolo dell’esposizione, con riconoscimento automatico della presenza di impianti
✓ Massimo comfort grazie al compressore adattativo
✓ Pixel da 50 micron, che assicurano la più alta risoluzione di contrasto attualmente disponibile
Duttogalattografia
La duttogalattografia è un metodo di indagine radiologica che consente lo studio dei dotti galattofori, le strutture deputate alla produzione del latte, tramite la perfusione del dotto secernente con un mezzo di contrasto radiopaco.
L’esame è indicato in presenza di secrezione ematica o siero-ematica dal capezzolo, per identificarne la causa e determinare il sistema dei dotti da cui origina.
Al momento dell’indagine è necessario che la secrezione sia presente: attraverso una lieve compressione si provoca la fuoriuscita del secreto, utile a localizzare con precisione il dotto in cui introdurre il tubicino per l’iniezione del mezzo di contrasto.
Una volta completata la procedura, si eseguono le radiografie. L’esame non è pericoloso, solitamente non è doloroso e ha una durata di circa 30 minuti.
Agoaspirato eco-guidata
La biopsia del seno è una procedura che consente di prelevare un piccolo campione di tessuto mammario per l’analisi di laboratorio, al fine di diagnosticare e identificare eventuali anomalie cellulari presenti in noduli o in altri cambiamenti sospetti della mammella.
Durante l’esame, il radiologo utilizza gli ultrasuoni dell’ecografia per localizzare con precisione l’area sospetta all’interno del parenchima mammario; quindi esegue una piccola incisione per inserire l’ago e prelevare i campioni di tessuto da inviare al laboratorio per l’analisi.
Risonanza della mammella con bobina dedicata
La Risonanza Magnetica della mammella è uno strumento diagnostico ad elevata sensibilità, in grado di identificare noduli di piccole dimensioni, non palpabili e spesso non visibili con altre metodiche, valutandone anche la dinamica vascolare. Si tratta di una tecnica non invasiva, che non espone la ghiandola mammaria a radiazioni ionizzanti.
La risonanza della mammella rappresenta un esame complementare alla mammografia e all’ecografia, poiché è spesso capace di superarne i limiti; tuttavia non può sostituirli, in quanto potrebbe fornire informazioni incomplete o non univoche se non integrate con gli altri esami diagnostici.
Per lo studio del parenchima mammario e la caratterizzazione della natura di un nodulo è indispensabile l’utilizzo del mezzo di contrasto, pertanto è necessario che vi sia una chiara indicazione clinica all’esecuzione dell’esame.
Una condizione fondamentale per una risonanza affidabile è l’impiego di apparecchiature performanti, dotate di elevata intensità di campo (1,5 T), che consentano acquisizioni contrasto-dinamiche multifasiche in tempi contenuti, e di bobine dedicate, bilaterali e sincrone, in grado di garantire immagini ad alta risoluzione spaziale con spessori ridotti.
Gli esami di RM della mammella vengono eseguiti preferibilmente nella seconda settimana del ciclo mestruale nelle donne in età fertile. La durata è di circa 20 minuti: la paziente viene fatta distendere prona sul lettino, con i seni alloggiati all’interno delle apposite cavità, una posizione stabile e confortevole che riduce il rischio di artefatti da movimento.
Per questo studio valgono le stesse profìlassi e le medesime controindicazioni previste per qualsiasi esame di risonanza magnetica con mezzo di contrasto, come descritto nella sezione dedicata.